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giovedì 2 luglio 2015

Se fossi una merce...

Se fossi una merce mi sentirei perfettamente a mio agio in questa Unione Europea, tutelata nella mia dignità di merce e libera di attraversare le frontiere senza che nessuno abbia da ridire,
anche se fossi una merce di scarsa qualità, magari un formaggio finto a base di latte in polvere.
Se fossi un capitale meglio ancora, uno di quei capitali domiciliati all'ombra di un paradiso caraibico sul conto di qualche finanziaria, ma sempre col permesso in tasca per correre in punta di mouse da Milano a Londra.
Come persona invece non mi sento affatto a mio agio in questa Unione Europea, perché potrei essere l'immigrato rimasto a Ventimiglia o il pensionato greco in fila allo sportello. Non mi sento a mio agio perché è difficile sentirsi cittadino di un'istituzione che litiga per accogliere qualche decina di migliaia di uomini e donne che fuggono fame e guerra che essa stessa contribuisce a causare, che vigila sui bilanci, ma non sui diritti, che conosce l'etica dell'onorare i debiti, ma ignora quella della solidarietà.

Link:

Lo spettro greco

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