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venerdì 4 settembre 2015

4 settembre

E’ un bel titolo quello che Repubblica ha dedicato alla foto del bimbo di Kobane: “Una foto per far tacere il mondo”. Bello, ma non del tutto veritiero. Non basterà
certo una foto a far tacere il mondo. Infatti, sul web non si contano i commenti di quelli che attribuiscono le colpe all’Isis o alla guerra americana in Iraq o ad altro ancora. Cose anche vere, ma che esulano dal fatto raccontato dalla foto e appaiono piuttosto come un modo per liberarsi la coscienza: siccome non sono stato io a spingerti in mare, sono innocente. Allo stesso modo, per dire, siccome gli Stati Uniti non erano responsabili del Trattato di Versailles né della politica di appeasement di Francia e Regno Unito e a perseguitare gli ebrei era Hitler, avrebbero dovuto rimpatriare quelli che fuggivano dalla Germania. In realtà, questi commenti eludono la domanda ultima che la foto del bimbo pone, che non riguarda le colpe degli altri ma ciò che avremmo potuto fare noi. Se sia cioè preferibile, per usare una formula cara alla propaganda, fare un servizio taxi per gli scafisti o assistere da spettatori a questi fatti.
Ma se questa foto non ha fatto tacere il mondo, almeno l’ha fatto riflettere. Ha diffuso un residuo di pudore anche in quei forum che accolgono il peggio del peggio. Questa volta nessuno ha scritto: uno di meno. Un conto è irridere la morte celata dai numeri, e un altro guardandola in faccia. Per questo motivo bene hanno fatto i giornali a pubblicarla in prima pagina, bene hanno fatto le tv a trasmetterla. Poco importa che in qualche caso possano essere scivolati nella retorica, o che abbiano guardato all’audience, o che siano stati mossi da intenti manipolatori (vai a capire chi non lo è), ecc. Le motivazioni passano tutte in secondo piano, perché queste immagini arrivano dove le parole e i discorsi non possono arrivare, a scalfire cioè quella scorza di ignoranza e ignavia che avvolge le persone e della quale si nutre il populismo. Sempre dovrebbero comparire in prima pagina, sempre con la storia che si portano dietro.



Il disegno si intitola « 4 septembre : Aylan Kurdi, jeté à la mer ». E’ stato pubblicato dal caricaturista Alex sul giornale svizzero « La Liberté »




2 commenti:

  1. Risposte
    1. anche se forse ho parlato troppo presto, come mi fanno notare su facebook...

      https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1653926548212366&set=p.1653926548212366&type=1

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