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martedì 8 settembre 2015

Pillole: Francis Scott Fitzgerald, Il Grande Gatsby (3)

Mi rivolsi di nuovo a mia cugina, che incominciò a farmi domande con quella sua voce bassa e conturbante. Era il tipo di voce
che l’orecchio segue in tutte le modulazioni come se ogni parola fosse un raggruppamento di note che non verrà mai più ripetuto. Il suo viso era triste e bello, pieno di cose splendenti: occhi splendenti e una splendente bocca piena di ardore; la voce aveva una vitalità che gli uomini che l’avevano amata trovavano difficile dimenticare: era un invito modulato, un «ascoltami» bisbigliato, che prometteva per l’ora seguente cose gaie e interessanti come quelle vissute un minuto prima.

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