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giovedì 1 ottobre 2015

73° posto

Qualche tempo addietro Goffredo Bettini, figura di spicco del PD romano, alle insistenti domande di un giornalista di Report replicava:
"Ma non sei dei nostri? Non sei di sinistra anche tu?"
Secondo Bettini, in sostanza, un giornalista dovrebbe astenersi dal rivolgere domande scomode - meno che mai, fare inchieste - ai rappresentanti della sua stessa area politica.
Una bella pretesa, come chiedere a un magistrato di indagare solo in una direzione o a un vigile urbano di multare solo i simpatizzanti di certi partiti. Eppure, in un paese nel quale il giornalismo indipendente non ha per così dire una grande tradizione, sembra una cosa quasi scontata.
Secondo questa scuola di pensiero, il giornalista altro non deve fare se non continuare la battaglia politica coi mezzi dell'informazione. Agli occhi dei politici italiani, la sua bravura si misura solo quando si occupa degli avversari.
Il democrat Anzaldi ne è un degno rappresentante. Un altro al suo posto si sarebbe chiesto cosa abbia fatto (o cosa non abbia fatto) il suo governo, non quello di Berlusconi, affinché nel 2014 nella classifica sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere l'Italia non perdesse ben 24 posizioni scivolando al 73° posto. Lui si è limitato invece a ricordare ai giornalisti chi ha vinto, cioè a chi si deve obbedienza, offrendo in questo modo la spiegazione del piazzamento italiano.


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