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domenica 25 ottobre 2015

Il diritto di Padoan

A proposito del tetto al contante, Padoan rivendica il sacrosanto diritto di cambiare idea. Un diritto del quale dev’essersi già avvalso in passato,
essendo partito da posizioni marxiste. Senonché, nella presente occasione il repentino cambiamento avviene da ministro in carica. Da ministro ha sostenuto meno di un anno fa che l’abbassamento del contante giova ai consumi e favorisce la lotta all’evasione e al riciclaggio; da ministro sostiene oggi il contrario.
Quando una persona cambia idea dimostra onestà intellettuale, ma se a cambiare idea è un ministro, oltre a dimostrare onestà intellettuale, rinnega di fatto le sue scelte precedenti e di conseguenza dovrebbe per correttezza dimettersi. Toccherebbe poi al capo del governo approvare il suo nuovo orientamento ed eventualmente rinnovargli la fiducia. Ma si sa che se uno si dovesse dimettere ogni volta che cambia idea, sarebbe la fine. Renzi, per dire, nell'ultimo anno avrebbe dovuto dimettersi ogni quindici giorni.
Piuttosto l'aspetto singolare è un altro, e cioè che uno stimato economista come Padoan non porti a sostegno di una così clamorosa inversione di rotta nessuno studio e nessuna ricerca scientifica, limitandosi alla sola argomentazione dell'esistenza di paesi che non hanno un tetto all'uso del contante e hanno un'evasione bassissima. Dunque, dopo essere stato per oltre un decennio ai vertici di importanti istituzioni finanziarie mondiali, Padoan ha fatto questa scoperta solo negli ultimi mesi.
Forse, oltre a rivendicare il diritto di cambiare idea, dovrebbe esercitare anche il dovere di informare. Informare, per esempio, il collega francese, che invece dev'essere all'oscuro dell'esistenza di questi paesi e il tetto del contante ha portato da 3000 a 1000 euro proprio per combattere evasione e riciclaggio.

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