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mercoledì 28 ottobre 2015

Si è rotto qualcosa

Si capisce perché il M5S voglia cacciare Marino. La spiegazione è semplice: vuole mettere al suo posto una persona la cui onestà sia certificata
da colui che l’onestà ha brevettato ed è quindi il solo al mondo a poterla certificare. Si capisce pure perché anche quelli di Fratelli d’Italia vogliano cacciare il marziano. Anche in questo caso la spiegazione è semplice: non hanno vergogna. Poiché se solo ne conservassero un residuo, dopo aver sostenuto Alemanno, si chiuderebbero in un silenzio eterno come la città.
Quello che invece non si è ancora capito è perché il PD voglia cacciare Marino, se possibile, con ancor maggior determinazione e accanimento degli altri. Si tratta di un sindaco che è stato eletto nelle sue liste; dai sondaggi risulta essere ancora il preferito nell’area del centrosinistra; non è stato coinvolto in mafia capitale, a differenza di tanti altri esponenti del partito cresciuti all’ombra di Veltroni e Zingaretti; non ha procedimenti giudiziari in corso, a differenza di De Luca; non ha indebitato il comune, a differenza dei suoi predecessori; non ha nemmeno speso più di quanto abbia speso Renzi da amministratore locale (da presidente nel consiglio, nemmeno a parlarne). 
Fino a oggi, tuttavia, le spiegazioni pervenute dai vertici del PD sono state quanto mai astruse. La frase più chiara che abbiamo sentito è stata: si è rotto qualcosa. Solo che a sentirla abbiamo tutti pensato al PD romano, la cosa che rompendosi ha fatto più rumore.


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