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mercoledì 4 novembre 2015

Elettori diffidenti

A Milano si svolge la serata del M5S per la selezione del candidato a sindaco. I pretendenti si presentano alla platea degli attivisti secondo il format di X Factor.
In attesa dell’avvento di Gaia, previsto ma di là da venire, Casaleggio e co. prendono atto che l’intelligenza degli italiani rimane formattata dalla tv.
Il cronista del Fatto quotidiano dà un resoconto minuzioso dell'evento. Quando si sofferma sull’intervento del candidato favorito, evidenzia come nel suo discorso vi siano due o tre termini aulici, tra i quali “ancorché”, che “fanno diffidare i più”.
E’ un dettaglio minimo, ma significativo, perché ci parla dell’elettorato italiano odierno. Nella fattispecie una platea del M5S, ma potrebbe anche essere di altri partiti. Quel che se ne deduce è che un “vaffanculo” rassicura gli elettori, mentre un “ancorché” li spinge a diffidare.
Nell’arco di un trentennio si è compiuto in Italia un paradosso: l’ignoranza può essere ostentata tranquillamente, mentre la cultura deve vergognarsi di apparire, se non di esistere. Dagli strali di Grillo contro gli intellettuali che firmano appelli alle ironie della Boschi sui “professoroni”, per tacere del “disgusto” di Salvini per gli intellettuali, anche nella politica il sapere è diventato uno dei bersagli preferiti.
Un paradosso che, a sua volta, ne genera un altro: una parte crescente di elettori diffida di chi ha studiato, di chi conosce, di chi ha cultura, preferendo gli ignoranti, che invece rassicurano, salvo però poi lamentarsi quando gli ignoranti si rivelano anche incompetenti.


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