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lunedì 16 novembre 2015

Il coraggio di Giletti

La stupidità, si sa, va a briglie sciolte, e l'uscita di Giletti è solo una delle tante che ci dicono quanto possa spingersi lontano.
Avesse parlato al singolare, avesse detto "non ho più il coraggio di essere cristiano", uno avrebbe potuto rispondergli: problemi tuoi.
Rivolgendosi invece a tutti gli italiani, che peraltro hanno il buon cuore di mantenerlo, si rivela nella sua enormità, come dire "non abbiamo più il coraggio di mangiare bistecche". Non si capisce infatti cosa c'entri l'essere cristiani con gli attentati compiuti da un gruppo di esaltati, come se per prevenirli fosse necessaria l'unità religiosa e non un'intelligence efficiente e a reprimerli dovessero andare i crociati benedetti dal papa e non gli eserciti nazionali.
Bisognerebbe ricordare al tribuno della Rai che essere cristiani non è un obbligo giuridico né un dovere morale, e che per essere cristiani non si richiede il coraggio, bensì la fede. Semmai il coraggio, e Giletti ne ha a sufficienza, ci vuole per dire tali stupidaggini.
Prima però bisognerebbe ricordare a coloro che avrebbero il dovere di ricordarglielo che un'azienda pubblica si dovrebbe distinguere da una privata anche per l'attento monitoraggio delle stupidaggini trasmesse.

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