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mercoledì 18 novembre 2015

Leadership e TSO

Siamo in guerra, il libro del duo Grillo-Casaleggio, sarà stato pure un best-seller, ma a leggerlo non devono essere stati in tanti.
La maggior parte degli attivisti del M5S che lo ha acquistato, evidentemente, si sarà limitata a trasferirlo dagli scaffali della libreria a quelli di casa.
Non si spiega altrimenti l'onnipresenza di Di Maio nelle vesti di leader del Movimento e come sempre più spesso molti attivisti usano chiamarlo tale.
Nel volume della coppia che ha introdotto la democrazia diretta nella politica italiana, infatti, è scritto: "Il concetto di leader per la Rete è una bestemmia. Esistono solo portavoce delle istanze dei cittadini... Se ognuno vale uno, i leader politici non hanno senso, sono una contraddizione in termini. Gli uomini della Provvidenza appartengono a una visione infantile della politica. Chi si definisce leader dovrebbe essere sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio".
Ma forse anche chi lo ha scritto non doveva avere le idee molto chiare. Così, infatti, era fin dall'inizio, visto che nel programma del M5S depositato insieme alle liste al Ministero dell’Interno, lo stesso Grillo, “nella qualità di Presidente e legale rappresentante del Movimento”, ha indicato se stesso come “il capo della forza politica”. Cioè, il leader.
Non è scritto da nessuna parte, invece, chi in caso di necessità debba farsi carico di avvertire il più vicino reparto di psichiatria.

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