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venerdì 6 novembre 2015

Normale, troppo normale

Io sono normale, dice Tavecchio. Ma subito dopo, rendendosi conto di non aver espresso chiaramente il concetto, precisa: normalissimo.
E non è precisazione da poco, perché proprio nel superlativo sta il nocciolo della questione.
Finché sei una persona normale hai la percezione della labilità del concetto, della convenzionalità che sottende, di essere un punto nel continuum della diversità. E' quando diventi troppo normale che si alzano le barriere e la diversità smette di essere una caratteristica del mondo di cui fai parte per diventare una minaccia.
Diamogli tempo, e presto sapremo, anche se non è difficile immaginarlo, cosa Tavecchio pensa di ebrei, portatori d'handicap o delle minoranze che praticano rugby o hockey su prato.
Ma troppo normale è anche il mondo del calcio, che infatti Tavecchio ha eletto a suo massimo rappresentante e testimonial. Un mondo nel quale le sue opinioni non solo sono tollerate, ma devono essere pienamente condivise. Non si spiega altrimenti che alle sue parole non abbia fatto seguito alcun coro di protesta, e nemmeno alcuna voce solista.
Troppo normale, sarà il caso di ricordarlo, era anche il fascismo.


Link:

Il CT della Nazionale: una storia italiana 2

Un ragionamento pitagorico

Ignoranti di tutto il paese unitevi!

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