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mercoledì 27 gennaio 2016

Bella, la Giornata della Memoria

Celebrare una Giornata della Memoria è una cosa bella, mette d'accordo tutti, inclusi "quelli che Mussolini ha fatto anche cose buone fino a quando... ecc. ecc.".
Non richiede particolari sacrifici, tutt'al più un minuto di raccoglimento. Chi ha avuto ha avuto e, soprattutto, chi ha dato ha dato.
Non c'è nemmeno bisogno di scendere troppo nei dettagli, di sapere che nei paesi occidentali alla fine degli anni '30, davanti al crescente esodo degli ebrei tedeschi, nessuno volle alzare il numero dei visti, e anzi i requisiti per essere ammessi divennero sempre più severi, a cominciare dal Regno Unito, per timore che una maggiore apertura avrebbe incentivato un flusso incontrollato di immigrati anche dai paesi dell'Est. Ragion per cui, dice nel 1936 Chaim Weismann, “il mondo sembra essere diviso in due parti: quei posti dove gli ebrei non possono vivere e quelli dove non possono entrare”. I governi temevano la destabilizzazione sociale derivante dalla crescita dell'antisemitismo, alimentato dalla propaganda di alcuni politici, nonché da alcuni giornali, secondo cui l'arrivo degli ebrei rappresentava una minaccia per le economie nazionali già prostrate dalla crisi del '29.
Ancora nel '42, quando per giudizio pressoché unanime degli storici tutti i governi occidentali sapevano, la scelta fu quella di ignorare ciò che accadeva e bombardare le infrastrutture dei campi fu giudicato una scelta strategicamente infruttuosa e che l'opinione pubblica non avrebbe capito, poiché il sentimento diffuso era quello enunciato dalla rivista Fortune: "siamo sicuri che gli ebrei siano completamente esenti da colpe nel fomentare l'antisemitismo?"
Bella, la Giornata della Memoria che mette d'accordo tutti, perché la Shoah si declina bene al passato. Ben più impegnativo sarebbe declinarla al presente, poiché quei fatti e quelle parole, che somigliano molto ai fatti che vediamo e alle parole che sentiamo oggi, poco si accorderebbero con la chiusura delle frontiere e la costruzione di muri e barriere di filo spinato.
Vai a capire quelli che usano dire “la storia si ripete due volte, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. A me sembra che la storia si sia ripetuta e si ripeta sempre perfettamente uguale. Se poi qualcuno, nel Mediterraneo, in Siria, in Palestina o nello Yemen, ci vede la farsa, credo che abbia solo bisogno di un buon paio di occhiali.



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