.

.

martedì 5 gennaio 2016

La patente di sinistra

Sala, ex commissario di Expo, una lunga carriera nell'industria e nella finanza, prima di sbarcare nel settore pubblico per volere della Moratti,
in occasione della sua candidatura alla poltrona di sindaco di Milano, dichiara di essere di sinistra. La cosa non sorprende nella forma (puntando a raccogliere i voti dell'elettorato di sinistra, avrebbe cominciato col piede sbagliato definendosi di destra o monarchico) e non sorprende nemmeno nella sostanza (ormai sembra che i militanti di sinistra si trovino più facilmente tra i grandi manager che tra gli operai).
Sorvoliamo pure sul suo rifiuto di sottoporsi ad "analisi del sangue", anche perché in epoca renziana non sono più necessarie, basta una semplice autocertificazione e hai la tua patente di uomo di sinistra.
La cosa interessante è piuttosto un'altra, l'elemento che Sala porta a dimostrazione della sua fede politica. Quando gli viene chiesto quale sia la cosa più di sinistra che abbia fatto, risponde senza esitazioni: "creare lavoro, tanti posti di lavoro".
Dunque, un tempo il lavoro era il presupposto. Tutti i capitalisti moderni per accumulare capitali dovevano necessariamente creare posti di lavoro, sul modello dei loro precursori inglesi di fine Settecento. E prima di loro, doveva creare lavoro l'aristocrazia terriera, e così via fino all'antichità. L'oggetto del contendere era rappresentato dalle condizioni di quel lavoro. Oggi invece tutto ciò che attiene alla cornice lavorativa sembra essere diventato secondario, se non del tutto ininfluente. Non sono più importanti i diritti, non è più importante il salario e, in un futuro prossimo, secondo la dottrina Poletti, non lo sarà nemmeno l'orario.
Forse una patente di sinistra postuma la si potrebbe assegnare anche ai faraoni che per edificare le piramidi crearono centinaia di migliaia di posti di lavoro.


Nessun commento:

Posta un commento