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venerdì 15 gennaio 2016

Preferisco la sinistra che perde

Renzi alla fine l'ha messa in questi termini: volete una sinistra vincente, la sinistra de "il futuro è solo l'inizio",
o volete la sinistra che continua a perdere, quella popolata dai famigerati gufi?
Un quesito che naturalmente solletica gli appetiti dell'elettore di sinistra, che con le vittorie non ha mai avuto molta familiarità.
Tuttavia, non sarei troppo precipitoso nel dare una risposta. Nel suo apparire scontata, infatti, la domanda suona anche leggermente insidiosa. Un po' come chiedere: vuoi festeggiare il Natale? Come chiederlo al tacchino, voglio dire.
La vittoria va bene, la sinistra che vince è molto più simpatica della sinistra che perde, non c'è dubbio, ma poi occorre anche considerare che cosa ti porta in concreto, perché, se prendiamo a esempio questi due anni, non mi pare che il popolo di sinistra abbia avuto molte occasioni per stappare bottiglie di spumante, al contrario di Confindustria e Marchionne, che se a settimane alterne si sono profusi in lodi al governo, come mai in precedenza, non l'hanno certo fatto perché fulminati sulla via delle Botteghe oscure.
Ecco, a me viene il sospetto che in questo caso la parte del tacchino sia quella riservata all'operaio, al precario, al pensionato, che si vengono a trovare bell'e apparecchiati. Metaforicamente parlando, ma non tanto.
Se allora con la sinistra gufesca, in una maniera o nell'altra, con proteste o manifestazioni, i diritti sono stati mantenuti, mentre con la sinistra vincente si volatilizzano uno dopo l'altro, personalmente, pur essendo privo di tendenze masochistiche, anzi, proprio perché privo di tendenze masochistiche, preferisco la sinistra che perde.

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