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lunedì 22 febbraio 2016

L'Europa à la carte di Cameron & Co.

Mettiamo che vi iscriviate a un'associazione, che so, un circolo di scacchi, per esempio, ma poi dichiarate
che detestate gli scacchi, non parteciperete mai a un torneo e vi opporrete in tutti i modi a ogni azione volta a rendere il gioco degli scacchi più conosciuto e praticato. La domanda, ovvia, sarà: ma che vi siete iscritti a fare?
Qualcosa di simile potrebbe essere domandato a Cameron, che, annunciando il referendum e la sua intenzione di votare a favore della permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea, ha dichiarato: "io non amo Bruxelles, amo il Regno Unito... noi non faremo mai parte della zona euro, non parteciperemo mai a un salvataggio della zona euro, non faremo mai parte di uno spazio nel quale si possa circolare senza passaporto, non faremo mai parte di un esercito o di un super stato europeo".
Ma forse questa domanda non gli viene rivolta perché in fondo Cameron non fa altro che esprimere l'unico modo di intendere l'Unione Europea condiviso anche dagli altri 27 stati. L'idea di un'Unione Europea à la carte, nella quale ognuno vuole soltanto scegliere ciò che più gli conviene, anche a scapito degli altri, come in un ristorante dove ognuno vuole accomodarsi per primo, ordinare i piatti che più gli aggradano e alla fine cercare qualche scusa per addebitare il conto agli altri.


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