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giovedì 10 marzo 2016

Wrestling e primarie PD

Non so se quando Veltroni introdusse le primarie, presentandole come qualcosa di molto simile alle nuove Tavole della Legge,
immaginasse quello che sarebbero diventate. Voglio credere di no, per quanto anche tale ipotesi non sia molto lusinghiera per lui.
Ad ogni modo, anche a non voler ammettere che a distanza di circa un decennio il PD sia diventato il partito di merda di cui parla De Luca, al quale comunque una certa attendibilità va riconosciuta essendo la sua conoscenza di prima mano, sta di fatto che non ci sono state primarie, a parte forse le prime, senza che su di esse non si siano allungate ombre e sospetti, spesso abbastanza lunghi da raggiungere il tribunale.
Se proprio si vuole persistere nel farle, dunque, bisogna pensare a riscrivere le regole.
Personalmente, ritengo che le più adatte siano quelle del wrestling. Per quello che ho capito di questo sport, puoi colpire l'avversario come meglio ti pare, dentro e fuori il ring, a pugni a calci e con tutto ciò che ti capita a tiro, arbitro compreso, e poi alla fine nemici come prima. Se poi aggiungiamo che, come le primarie, viene dagli Stati Uniti, piacerà anche a Veltroni.
Si tratterebbe in sostanza di allargare un po' il concetto di bravura. Il più bravo non è il candidato più credibile, ma chi sa rastrellare più voti. Il modo non importa. Si possono portare immigrati e truppe cammellate, offrire denaro, truccare schede, piazzarsi con un pitbull davanti al seggio, minacciare i passanti con una scacciacani, mettere nell'urna schede bianche o colorate, insomma, tutto quello che la fantasia vi ispira, ponendo come unico limite la condizione che i candidati escano dalla competizione sulle proprie gambe.
Se non altro, in questo modo, è sicuro che il giorno dopo non ci sarebbero polemiche. Per le aule di giustizia, poi, quando si amministrerà non mancheranno le occasioni.


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