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martedì 19 aprile 2016

La metamorfosi del PD

Il termine "giustizialismo" è stato una delle più geniali invenzioni berlusconiane, se non la più geniale. Si tratta di un neologismo
che non ha un contrario, a meno che non si prenda come suo contrario "garantismo". Sennonché, il garantismo è stato da sempre un valore della sinistra, in quanto strumento di difesa dei più deboli contro i soprusi dell'autorità.
Poi si è sviluppata su di esso una folta peluria facendolo diventare cavallo di battaglia della destra. Proprio per attaccare i critici di questo nuovo "garantismo", che a differenza dell'altro garantisce solo i più forti, è stato coniato il termine "giustizialismo", che evoca un clima di rivoluzione francese, di processi sommari e teste che, seppur metaforicamente, rotolano nel paniere.
Serve a poco ricordare come questo non sia il caso dell'Italia, dove ci sono in carcere meno corrotti di quanti ce ne siano in Germania, con una corruzione che è dieci volte tanto, poiché i sostenitori di questo garantismo con peluria lo sanno già.
In ogni metamorfosi c'è un momento che fotografa l'avvenuto cambiamento. È un momento simbolico, poiché la transizione si compie lentamente. Il discorso tenuto ieri da Renzi al Senato o, più in particolare, il passaggio sui "20 anni di barbarie legate al giustizialismo" fotografa l'avvenuta  metamorfosi del Partito Democratico in Forza Italia. Renzi ha adottato lo stesso linguaggio di Berlusconi, facendo ricorso alle stesse mistificazioni. È vero che un avviso di garanzia non è una condanna, ma in tutte le democrazie occidentali ci si dimette. Si chiama senso delle istituzioni.
Chi dovrebbe prenderne atto è la minoranza del PD. Oggi l'occasione ce l'ha, domani non è detto che ne abbia un'altra.

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