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mercoledì 27 aprile 2016

Uno spettro si aggira per l'Europa

Si può fare finta di non vedere, ma uno spettro si aggira per l'Europa. Non lo spettro evocato da Carlo nel suo Manifesto,
bensì quello che credevamo esserci lasciati alle spalle dopo la seconda guerra mondiale. I risultati elettorali, dalla Francia alla Germania, dalla Polonia all'Austria, parlano il sinistro linguaggio di muri, filo spinato e razzismo.
Si può fare finta di non capire, ma questo spettro è il frutto di quindici anni di politica economica dell'Unione Europea. "Negli ultimi quindici anni si sono perse le conquiste dei precedenti quaranta". Queste le considerazioni che accompagnano la recente pubblicazione del Rapporto Osserva Salute 2015. Considerazioni valide pure per salari, diritti e forbice sociale.
Perché questa Unione Europea si è rivelata incapace di difendere i più deboli e capacissima invece nel tutelare gli interessi dei più forti. I partiti tradizionali oggi appaiono, ed effettivamente ormai sono, sovrapponibili, due facce della medesima medaglia. Ad alternarsi sono solo uomini e narrazioni - in Italia cinque negli ultimi dieci anni - non le politiche economiche, che si riproducono perfettamente uguali da un governo all'altro, da un paese all'altro.
Non c'è molto da stupirsi se agli occhi di molti il vero nemico sta a Bruxelles, come poco c'è da sorprendersi se masse sempre più impoverite culturalmente, oltre che economicamente, finiscano con l'essere facile preda di populisti e demagoghi che hanno trovato nella xenofobia, nella guerra più antica del mondo, quella tra poveri, lo strumento di propaganda più efficace.
Si può non ricordare, ma il fascismo non arrivò all'improvviso, e fu un mix di interessi di pochi e insipienza dei governanti a spianargli la strada.


Link:

Il teorema di Salvini

Il messaggio dell'Unione Europea

Il male minore

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