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giovedì 26 maggio 2016

#lavoltabuona

Prendiamo un dato significativo, arrivato proprio in coincidenza del primo maggio: nel 2015 sono morti sul lavoro 1172 persone.
Ancor più del numero, a colpire è stata la variazione percentuale, più 16% rispetto all'anno precedente.
Quale occasione migliore per un premier social, che non lesina tweet per la promozione del Crotone o per le vittorie di Valentino Rossi, per manifestare la sua vicinanza al mondo del lavoro? Anche con molto meno di 140 caratteri, un semplice "garantiamo più sicurezza a chi lavora", per esempio.
Invece, Renzi non ha detto nemmeno una parola. Come se non fosse successo nulla. Così come non ha detto una parola per la voragine sul Lungarno.
Il fatto è che, come alcuni suoi illustri predecessori, Renzi detesta le cattive notizie perché esse hanno una brutta qualità, abbassano il morale, scoraggiano, sono disfattiste, e il modo migliore per esorcizzarle è il silenzio. Ecco perché non vuole vedere il suo nome accanto a esse. Se l'Italia fosse in guerra parlerebbe solo delle strepitose vittorie del nostro esercito fino alla firma della resa.
Il mondo di Renzi funziona così: i fatti hanno l'obbligo di adattarsi ai suoi hashtag di battaglia: #litaliachedicesì #sicambiaverso #lavoltabuona ecc. 1172 morti sul lavoro sono quindi ignorati perché non rientrano in questa tipologia, come non vi rientra la frana sul Lungarno a un paio di centinaia di metri di distanza dalla sede del suo comune, e siccome sono fatti che non cambiano verso a un bel niente, Renzi cambia verso all'antico adagio, cosicché le cattive notizie si perdono per strada.


Link:

Le anime morte

La follia di Renzi e quella di Speranza

Essere più realista del re

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