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mercoledì 29 giugno 2016

I sinceri democratici (fino a quando gli conviene)

E' stata sorprendentemente ampia la platea di sinceri democratici, da ultimo anche l'ex presidente della Repubblica, che, in occasione della Brexit,
ha contestato la possibilità che il popolo venga chiamato a esprimersi su una questione delicata come un trattato internazionale.
L'idea sarebbe pure legittima. Uno può dire: non mi sembra giusto fare decidere queste cose al popolo, al quale non affidi nemmeno la formazione della nazionale di calcio. Solo che questa idea, se si ha poi l'onestà intellettuale di portare il ragionamento alle sue estreme conseguenze, mette in discussione la democrazia stessa.
Perché se la decisione dev'essere poi affidata agli eletti dal popolo, siamo sempre lì. Se il popolo non ha gli elementi sufficienti per pronunciarsi su questi temi, non li avrà nemmeno per distinguere le persone che tali elementi hanno da quelle che non li hanno. Né la decisione può essere delegata ai tecnici, dato che sull'euro e sulle politiche economiche dell'UE essi hanno pareri discordanti. Ci sono premi nobel dell'economia a favore di una tesi e altri premi nobel dell'economia contrari.
Infatti, se da una parte i sinceri democratici di cui sopra lamentano questo "abuso di democrazia", dall'altra non dicono chi e, soprattutto, in base a cosa avrebbe i titoli per prendere tali decisioni.
Ma forse questi sinceri democratici si fermano a metà del ragionamento non perché difettino di onestà intellettuale, ma solo per la loro personale, ancorché diffusa, idea di democrazia, che ne fa gli strenui paladini della volontà popolare solo fino a quando gli conviene.

Link:

La Brexit e gli scioccati

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