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sabato 11 giugno 2016

Il sistema di Don Abbondio

Il leghista Maroni, intelligentemente messo a capo della regione dal popolo lombardo, arriva in visita in un paesino del Lago d'Iseo
e la sindaca ordina alla banda di non eseguire l'inno nazionale per timore di "indispettirlo".
Il governatore, a quel che risulta, non aveva chiesto nulla, è stata la sindaca, in apprensione per la sua serenità, a decidere di propria iniziativa.
Possiamo immaginare la sua ansia nelle ore che hanno preceduto la cerimonia. La banda ha in programma di suonare l'inno e lei sa che non è proprio quel che si dice una delle sue hit preferite, nemmeno adesso che il suo partito va a braccetto coi fratelli d'Italia e il suo segretario batte senza soste le strade del Sud.
Maroni non è il suo capo, e nemmeno il leader del suo partito, ma è un potente, e per lei i desideri dei potenti vanno non solo esauditi, ma anche indovinati. Quindi, allo stesso modo della responsabile del cerimoniale di Palazzo Chigi, che impacchetta le statue per timore di offendere l'ospite iraniano e di conseguenza il premier, la sindaca per trarsi d'impiccio impacchetta l'inno. La soluzione di Don Abbondio, il cui "sistema consisteva principalmente nello scansare tutti i contrasti, e nel cedere, in quelli che non poteva scansare".
Sul giornale non compare la sua foto, ma sembra di vederla, la sindaca del piccolo paesino, è una figura familiare nella nostra Italia, dal Nord al Sud, dalla provincia più remota fino a cuore della capitale, e la figura del solerte funzionario pronto a ignorare leggi e consuetudini laddove queste possono "indispettire" il potente di turno. Incurante non solo di principi e valori, ma anche del ridicolo, e, beninteso, "disposto... sempre disposto all'obbedienza".

Link:

L'incazzatura di Maroni

Il ladron day

Il sosia di Maroni

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