.

.

martedì 28 giugno 2016

Povertà not welcome

Lodevole l'impegno del calcio contro il razzismo. In tutte le partite internazionali il messaggio No to racism fa ormai capolino da tutte le parti, comprese le fasce dei capitani delle squadre.
Devo ammettere che vedere questo messaggio veicolato dalle nazionali e squadre di paesi come Ungheria, Polonia, Croazia e Slovacchia, mi ha un po' sorpreso. Mi riesce difficile conciliarlo con le barriere di filo spinato alzate per bloccare il passaggio dei profughi siriani. Ma mi ha sorpreso pure vederlo sulle maglie di Francia e Inghilterra, dopo quello che è successo a Ventimiglia e a Calais.
A una più attenta riflessione, però, ho dovuto prendere atto che Francia e Inghilterra non sono paesi razzisti, annoverando nelle loro squadre giocatori della più disparata origine. Né, tanto meno, hanno pregiudizi di tipo religioso, visto anche i tanti giocatori musulmani. Ho pure dovuto prendere atto che, in fondo, nemmeno paesi come Ungheria, Polonia, Croazia e Slovacchia sono razzisti. Nei loro hotel a cinque stelle non è precluso l'accesso a turisti di certe etnie o religioni né i rispettivi governi hanno vietato ai milionari musulmani di investire da loro. E, d'altra parte, l'identità cristiana che vogliono tutelare non li ha spinti ad invitare i cristiani perseguitati in Pakistan, in Siria, in Iraq o altrove, a trovare rifugio da loro in nome della fede comune. 
Allora mi è parso chiaro che la battaglia contro il razzismo combattuta dall'UEFA è solo un modo per fare bella figura a buon mercato. I popoli europei infatti, a parte una fisiologica e irredimibile piccola minoranza di idioti, non sono razzisti.  I loro pregiudizi non sono rivolti al nero o all'islamico in quanto nero o islamico, sono bensì rivolti al nero, all'islamico o a chiunque egli sia, in quanto povero. Sui cartelli scrivono migrants not welcome, ma il senso è povertà not welcome. E' quello contro la povertà il pregiudizio più antico.
La battaglia contro il razzismo attuale dovrebbe piuttosto essere quella che mira a sconfiggere i pregiudizi economici, ma per vedere il messaggio "no razzismo economico" sulle maglie delle nazionali ne dovranno passare di campionati europei e di champions league sotto i ponti.

Link:

La morale dell'emira

Migranti economici e migranti non economici

Uno spettro si aggira per l'Europa

1 commento:

  1. Infatti: mica c'è solo il razzismo, abbiamo anche classismo, sessismo... non ci facciamo mancare nulla.

    RispondiElimina