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giovedì 16 giugno 2016

Risvegli

Mettiamo che nelle difficili ore in cui Berlusconi si è affidato a Dio, questi gli fosse apparso e si fosse a sua volta affidato a lui,
e poiché, come noto, gli stanno a cuore le sorti di poveri e diseredati, gli avesse chiesto di intervenire in loro favore. Non con parole minacciose, tipo la parabola della cruna dell'ago, ma con lo stesso tono umile usato dal fedele Berlusconi.
Mettiamo pure che a quel punto Berlusconi gli avesse dato ascolto, non per una mera logica di do ut des, cara a ogni buon imprenditore, ma per l'effetto profondo prodotto in lui dalla preghiera divina.
In fondo, nella vita si cambia, e quando ci si affida a Dio perché i medici da soli non bastano più, vuol dire che le certezze che ti hanno accompagnato nel corso dell'esistenza stanno vacillando. Quando la morte ti pare improvvisamente vicina, le cose in cui hai sempre creduto possono essere viste sotto un'altra luce. Sì, la proprietà sarà pure sacra, ma ciò non toglie che sia anche labile ed effimera come ogni altra cosa.
Così, al risveglio, le prime parole da lui pronunciate sarebbero state: ho deciso di dare in beneficenza metà del mio patrimonio. Il patrimonio di Berlusconi è stimato in 7 miliardi di euro e se si considera che vaccinare un bambino costa 10 euro e assicurargli un futuro 25 euro al mese, ciascuno può fare i conti di cosa avrebbe combinato Berlusconi con la sua decisione. D'altronde, se la vita è stata generosa con te, offrendoti tutto ciò che poteva offrirti, puoi anche permetterti di essere generoso con la vita, senza perciò fare un torto ai figli, che con 700 milioni di euro a testa avrebbero potuto comunque guardare al futuro con ragionevole serenità.
Difficile immaginare come sarebbe stato accolto un simile cambiamento dell'uomo Berlusconi. Un coro unanime si sarebbe levato ovunque. I suoi antichi oppositori avrebbero fatto a gara nel tesserne le lodi. Il papa lo avrebbe additato a esempio per i cristiani e gli avrebbe dedicato la sua prossima enciclica Berlusconi caritas est. Berlusconiano sarebbe diventato un titolo di vanto. Galan si sarebbe spogliato dei suoi beni, Dell'Utri avrebbe restituito i libri, Scajola avrebbe compiuto azioni consapevoli, la risata di Brunetta si sarebbe fissata per l'eternità come in un affresco di Giotto e altri esempi virtuosi sarebbero seguiti in un crescendo degno della Lode al debito del Terzo Libro di Rabelais.
I soli a rimanerci male probabilmente sarebbero stati i figli, che si sarebbero visti dimezzare l'eredità e che forse nella rabbia del momento avrebbero pure dato la colpa ai medici. Ma Berlusconi, con la sua intelligenza arricchita dall'esperienza mistica, avrebbe potuto compensare i minori introiti con proficui insegnamenti, spiegando loro che nella vita nulla ti spetta per nascita, che non si può vivere desiderando sempre di più di più, ma a un certo punto bisogna sapersi pure accontentare, e che alleviare la sofferenza non fa bene solo a chi soffre. E certamente anche loro, alla fine, sarebbero stati contagiati dal generale sentimento di letizia, e, davanti all'aura di santità che avrebbe avvolto il loro cognome nel mondo intero, sarebbero stati infinitamente più orgogliosi del genitore di quanto già non fossero prima.
Invece... invece, la prima cosa detta da Berlusconi dopo l'impegnativa operazione subita è stata una battuta per l'infermiera.

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