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venerdì 17 giugno 2016

Riuscirà il nostro eroe rimasto fedele al PD a non votare M5S?

Che l'elettore rimasto fedele al PD possa vantare una capacità di sopportazione uguale, se non superiore, a quella di un tifoso dell'Inter,
è un dato di fatto, altrimenti non sarebbe ancora un fedele elettore del PD.
Ad animare questa sua fedeltà, a dispetto dei pesci in faccia ricevuti da quel governo che ha contribuito a eleggere, è probabilmente soltanto la convinzione che un partito sia comunque una forma di organizzazione preferibile a un partito-azienda o a un'azienda-partito. Non ci sono altre spiegazioni. Chi lo guida - pensa l'elettore rimasto fedele al PD -, inaffidabile per quanto si voglia, è stato comunque messo lì dalla maggioranza, maggioranza che quindi conserva il diritto di sostituirlo.
Nei ballottaggi, però, sembra essere in atto una strategia per verificare fin dove questa sua capacità di sopportazione possa arrivare. A Torino Fassino ha ricevuto l'endorsement di storici difensori dei diritti dei lavoratori come Unicredit e Confindustria. A Roma, invece, il futuro della sinistra dipende tutto dalle olimpiadi e dalla lotta contro la subdola propaganda di D'Alema, che in una sorta di porta a porta telefonico avrebbe spostato migliaia di voti a favore della Raggi.
A questo punto la domanda è d'obbligo: riuscirà il nostro eroe rimasto fedele al PD a non votare il M5S, oppure alzerà bandiera bianca arrendendosi a questa manovra di accerchiamento?

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