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venerdì 1 luglio 2016

Fassino che spiega la sconfitta con l'invidia sociale

Mi hanno bocciato ingiustamente, dice Fassino, come uno studente bistrattato agli esami di maturità, e per l'occasione rispolvera una formula un po' desueta: l'invidia sociale.
Il M5S, dice, ha fatto leva sull'invidia sociale. Un'espressione che deve aver sentito pronunciare dagli anticomunisti quando lui era comunista e dai berlusconiani quando poi è diventato liberal. Perché l'invidia sociale è una di quelle formule astute che sembrano studiate a tavolino per delegittimare ogni rivendicazione di chi è in difficoltà, uno di quegli abili giochi di parole per spostare le questioni sociali verso la sfera semantica del vizio, da problema di cui le istituzioni dovrebbero occuparsi a fatto personale di cui il diretto interessato farebbe bene a emendarsi.
Se ai primi, da comunista, Fassino avrà forse ribattuto rivendicando la lotta di classe, e ai secondi, da liberal, con una più equilibrata richiesta di maggiore giustizia sociale, oggi, che a farvi ricorso è lui, non si sa cos'altro rispondergli. Lo si potrebbe solo invitare ad ascoltare una famosa canzone di Jacques Brel, tradotta in italiano da Giorgio Gaber, che si intitola "I borghesi", che aiuta a capire come certi passaggi avvengano quasi senza rendersene conto.


Link:

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