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venerdì 22 luglio 2016

Le carriere parallele

Sono in molti, da Monti a Draghi, passando per l'ex ministro del Tesoro americano Paulson e l'ex premier ellenico Papademos,
quelli che passano dagli incarichi di governo al servizio di banche d'affari, e viceversa, in una sorta di carriera parallela. Per ultimo, è toccato a Barroso, ex presidente della Commissione Europea che è stato assunto dalla Goldman Sachs.
Anche se il fatto in sé non è vietato da alcuna legge, è chiaro che gli interessi delle grandi banche d'affari non coincidono con quelli degli stati nazionali, né tra le loro preoccupazioni vi sono una buona sanità o una buona istruzione pubblica. Anzi, diciamo pure che della sanità e dell'istruzione pubbliche non gliene può fregare di meno e che non perderanno certo il sonno nell'apprendere che i loro utili arrivano a scapito del welfare.
Morgan Stanley, per esempio, ha guadagnato 600 milioni dell'ultimo trimestre del 2011 grazie alla risoluzione dei contratti con l'Italia. Una cifra analoga pagò il governo greco a Goldman Sachs per truccare i conti in occasione del suo ingresso nella moneta unica, oltre a vedere il proprio debito nei confronti della banca passare da 2,8 miliardi a 5,1 miliardi in un paio d'anni.
Siccome a prendere queste decisioni sono ministri dell'economia e premier, si capisce che il loro andirivieni possa generare qualche perplessità, un po' come se un giocatore della Juve o del Milan, o di un'altra squadra, si fermasse un anno per fare l'arbitro, per poi riprendere a fare il calciatore e poi fare un altro anno l'arbitro. Solo che ovviamente nel calcio non accadrà mai nulla di simile, perché il calcio è una cosa seria e ha regole precise che ne garantiscono il corretto funzionamento.


Link:

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