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lunedì 8 agosto 2016

C'è un gufo a Francoforte sul Meno

Il Bollettino economico diffuso dalla BCE evidenzia come la madre di tutte le riforme, cioè il jobs act, insieme a tutte le altre,
servirà a poco. Il cambiamento epocale per il momento non ci sarà. L'evento straordinario, che avrebbe dovuto mettere le ali all'economia italiana e proiettare il paese nella modernità, ha sì messo le ali, ma, come più di uno sospettava, solo a una decina di miliardi di euro volati via dalle casse statali.
Secondo quanto riportato nel report degli analisti della BCE - e c'era proprio bisogno che venissero a dircelo da Francoforte - i problemi del paese, quelli che impediscono veramente la crescita, sono altri: corruzione e scarso rispetto delle leggi, a cominciare dall'evasione fiscale, contro i quali fino a oggi non si sono visti grandi interventi. Detto in altri termini, anche se un secondo jobs act permettesse al datore di lavoro di mettere le catene ai piedi del lavoratore, si crescerebbe al massimo di un altro 0,01 percento.
Si tratta di dati sui quali probabilmente Renzi non scriverà alcun commento. Non perché impegnato nell'aggiornare il medagliere azzurro, ma poiché essi rientrano nella categoria delle cattive notizie, e le cattive notizie, nella filosofia renziana, come ormai noto, si ignorano, poiché parlarne significa far loro da cassa di risonanza e prolungarne quindi l'esistenza.
Tutt'al più, se proprio sollecitato dalle domande di qualche giornalista, toccherà a uno dei suoi volenterosi strilloni rispondere come da copione, includendo gli informatori di Francoforte in una delle due grandi categorie in cui si dividono quanti si discostano dalla versione di Renzi, cioè professoroni o gufi.


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