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sabato 3 settembre 2016

Il bicchiere mezzo pieno di Padoan

Le parole del ministro Padoan, da un certo punto di vista - intendo il punto di vista di Beckett o Ionesco - sono memorabili.
All'annuncio della crescita zero da parte dell'Istat, risponde lapidariamente "Il pil è in crescita. Questo è il mio commento". Che puoi ribattergli?
Evidentemente Padoan - che, per inciso, è quello che quando fa il contrario di quanto ha sostenuto fino a sei mesi prima, rivendica il diritto di cambiare idea - ha deciso di inoltrarsi verso le nuove frontiere dell'economia, dove i numeri non sono più significativi.
Ora, si dirà che un leader e una classe dirigente hanno il dovere di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e trasmettere ottimismo, e questo va da sé. Se alla prima cannonata nemica un ministro si presenta in tv chiedendo ai compatrioti di pregare Dio per scongiurare la possibilità che la seconda cannonata arrivi loro in testa, è sicuro che non durerà a lungo.
Ma forse a un ministro non nuocerebbe nemmeno, di tanto in tanto, un po' di onestà intellettuale, di riconoscere quando il bicchiere è vuoto, e sicuramente non c'è numero migliore dello zero per rendere l'idea del bicchiere vuoto. Magari non ammettendo di occupare quel posto solo per eseguire ordini, ma dichiarando almeno che qualcosa non va e che forse sarebbe il caso di valutare altre strategie.
Padoan, invece, insiste sulle difficoltà della crescita globale, come se non sapesse che la media europea è dello 0,4%, 0,3 per l'area euro, che la Germania fa registrare lo 0,4 e la Spagna lo 0,7, e che la Francia, che rimane al palo come l'Italia, nel trimestre precedente è cresciuta dello 0,6, cioè il doppio rispetto a noi.
O forse Padoan pensa soltanto che non lo sappiano gli italiani.


Link:

Il diritto di cambiare idea

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Gli occupati diminuiscono e i disoccupati pure

2 commenti:

  1. La maggior parte degli italiani prende per vero ciò che gli viene detto, sono in pochi quelli che si interrogano e si documentano (chiaramente tu fai parte di questi ultimi). Forse è vero, creare "allarmismo" in un periodo già così delicato potrebbe risultare controproducente, ma ciò non toglie che gli italiani abbiano il diritto di sapere. In fin dei conti non si parlerebbe di "allarmismo", sarebbe la semplice constatazione dei fatti.

    Detto ciò, io sono Heidi. Questo è il mio commento.

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    1. Ciao, Heidi. In teoria, sì, avrebbero il diritto di sapere. Nei fatti, poi, è più comodo confondere le idee.

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