.

.

lunedì 26 settembre 2016

Prima i nostri, cioè i loro

"Prima i nostri". Si sa che quando compaiono queste parole, Maroni, come d'altronde il suo giovane e ruspante capo, reagisce in maniera pavloviana. Abba... cioè, sottoscrive senza se e senza ma, e subito dopo aggiunge
"aiutiamoli a casa loro", che poi è un eufemismo per dire "che vadano al diavolo".
Tuttavia, nel caso del referendum ticinese, che chiede di preferire i lavoratori locali agli stranieri, dal punto di vista italiano i risvolti cambiano. "Prima i nostri" vuol dire prima i loro.
Ecco perché l governatore lombardo deve essersi trovato un po' in difficoltà. Gli immigrati contro i quali gli svizzeri sono arrabbiati, infatti, sono i lavoratori lombardi che ogni giorno attraversano il confine per fare dei lavori che evidentemente i locali vogliono ancora fare.
Maroni non può ovviamente convenire con questo "prima i nostri", visto che gli altri sono in buona parte pure suoi concittadini ed è probabile che molti di loro lo abbiano anche votato. Né può negare che si tratti di migranti economici, in quanto avere lui come governatore pur potendosi a tutti gli effetti considerare una iattura, non costituisce ragione sufficiente a chiedere asilo politico.
Maroni non può nemmeno chiedere agli svizzeri di aiutare i suoi corregionali a casa loro, che poi è anche casa sua, in quanto in questo modo avallerebbe il sospetto che la Regione, che egli stesso guida, non li aiuti abbastanza.
Eccolo dunque mettersi al lavoro per predisporre "adeguate contromisure" volte a tutelare i diritti dei lavoratori lombardi da eventuali "discriminazioni", implicitamente con questa parola ammettendo che dire "prima i nostri" può anche essere una fesseria.
Rivolto ai suoi colleghi leghisti svizzeri ha poi ricordato che si tratta di 60000 persone, quindi famiglie, e su questo non si può scherzare. Persone che vanno in Svizzera a lavorare, non in vacanza. Niente a che vedere, insomma, con gli insegnanti meridionali che invece al Nord salivano per svago, senza preoccupazioni familiari, e sui quali, per Maroni e i suoi amici leghisti, esercitare il sottile humour che li distingue era quanto meno doveroso.


Link:

Il sistema di Don Abbondio

Il sosia di Maroni

È stato lo stato

Nessun commento:

Posta un commento