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lunedì 10 ottobre 2016

Confessioni di un troll

Fino a poco tempo addietro ero convinto di essere una persona normale, uno di coloro che contribuiscono ad animare il web con blog, pagine Facebook
o profili Twitter, dove scrivono le proprie opinioni e sviluppano i propri argomenti. Di tanto in tanto concedendosi pure qualche battuta.
Ma mi sbagliavo. Pensavo di essere una persona, invece ero un troll.
Lo apprendo da Renzi, rientrando nella categoria di quelli che hanno commentato l'evoluzione dell'opinione di Benigni sul referendum, passata, come noto, dal quasi no, al quasi sì e, infine, al sì senza se e senza ma.
Per la precisione, con una terzina di Dante, per offrire - fatte ovviamente le debite proporzioni con le gravi colpe dei peccatori del XXXIII canto dell'Inferno - una possibile spiegazione a quanti non riconoscevano Benigni in Benigni:

Cotal vantaggio ha questa Tolomea,
che spesse volte l'anima ci cade
innanzi ch'Atropos mossa le dea.

Devo ammettere, però, che questa scoperta non mi ha colto di sorpresa. Lo avevo già appreso da Grillo, di essere un troll, avendo espresso opinioni catalogabili dal suo punto di vista come disturbatrici. Tuttavia, l'averne ricevuto conferma dai massimi vertici istituzionali mi preoccupa un po', anche perché non so esattamente quali concreti riflessi comporti questa condizione esistenziale nella vita pratica. Mi è chiaro soltanto, per adesso, che per essere inclusi nella categoria dei troll basta discostarsi dal pensiero dei leader di partito.


Link:

Cosa annuncerà Renzi prima del 4 dicembre

Si chiama Hunter l'asso nella manica del PD

Le preoccupazioni di JP Morgan per il futuro del nostro paese

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