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venerdì 14 ottobre 2016

I grandi investitori internazionali pronti a scattare il 5 dicembre

Bisogna riconoscere che Renzi ha una fame smodata di investimenti stranieri. Non ha ancora finito di contabilizzare le decine di miliardi di euro piombati in Italia
grazie all'abolizione dell'art. 18, e già pensa di farne arrivare un'altra vagonata con la riforma della Costituzione.
Eh già, perché, per chi ancora non lo sapesse, i grandi investitori internazionali sono tutti alla finestra a guardare come finirà il referendum. Se dovesse prevalere il sì, già il mattino del 5 dicembre sono pronti a catapultarsi nel nostro paese con valigie gonfie di miliardi.
Sembra, infatti, che gli investitori vedano nell'instabilità del governo il rischio maggiore per i loro affari, sebbene dando un'occhiata alla storia italiana risulta che il periodo del boom economico coincida con quello nel quale si sono succeduti più governi - sono stati 13, per l'esattezza, dal primo gennaio 1954 al 31 dicembre 1964 -, mentre non si può dire che siano stati particolarmente ruggenti gli ultimi 14 anni, nonostante con solo 7 governi la stabilità sia più che raddoppiata.
Poco importa pure che in Italia non vengano approvate meno leggi rispetto alla media europea, né che i tempi di approvazione siano superiori, l'esistenza stessa di un bicameralismo perfetto angoscia comunque gli investitori.
Tuttavia, anche a prendere per buono l'ottimismo del premier, rimane aperto un interrogativo. Come potremo mai competere, pur con un solo governo ogni cinque anni, con paesi come la Turchia o, meglio ancora, la Cina, dove la stabilità è a tempo indeterminato?
Renzi, che è sempre un passo avanti agli altri, ha per caso già in mente una soluzione? pensa forse di seguire la strada indicata dal suo amico Serra, secondo il quale si può rinunciare anche alla democrazia?


Link:

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Si chiama Hunter l'asso nella manica del PD

Le preoccupazioni di JP Morgan per il futuro del nostro paese

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