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mercoledì 16 novembre 2016

Colpirne uno per gettarsi la zappa sui piedi

Un'utente di Twitter si aggiudica una denuncia del PD. Uso il verbo in maniera leggermente impropria, ma la "fortunata" che ha ottenuto il "premio"
è stata evidentemente estratta a sorte. Sul web ce ne sono a migliaia, se non a decine di migliaia, di blog e account Twitter e Facebook nei quali si trovano insulti e volgarità di ben altro tenore rivolte ai massimi rappresentanti della maggioranza (come delle opposizioni), laddove sul profilo in questione l'autrice mantiene perlopiù un registro satirico. Crozza, per dire, sulla Boschi e anche su Renzi è stato anche più esplicito.
Ma le ragioni che hanno spinto il PD, nelle vesti del suo autorevole esponente Lotti, a un'azione così clamorosa sono tutt'altro che estemporanee. Seguono piuttosto un copione antico. Già il rottamatore Mao Zedong ne faceva largo uso. Colpire uno per intimidire e mettere in riga tutti gli altri.
Non so se dietro tale iniziativa vi sia lo zampino del guru americano, che, dovendosi guadagnare la sua lauta pagnotta, non sarà certo avaro di suggerimenti. Personalmente, sarei portato ad escluderlo, anche perché la denuncia di un profilo Twitter è il classico esempio di quello che nella comunicazione moderna prende il nome di gettarsi la zappa sui piedi.
Se infatti l'obiettivo sperato era quello di passare per vittime di complotti ad alto contenuto tecnologico, il risultato ottenuto è di generare un moto di simpatia verso i 5S anche in chi, come il sottoscritto, non li tiene in grande considerazione. E ciò in ragione del fatto che se da una parte risulta di difficile individuazione la fantomatica "centrale che gestisce materialmente questi account" denunciata dal sottosegretario, dall'altra appare fin troppo evidente la centrale dell'arroganza del potere.


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Referendum: cherchez l'argent


Il bonus per i morti

1 commento:

  1. Quando ho letto dell’ultima “impresa” del PD renzista, e della denuncia contro l’account satirico di Twitter Beatrice Di Maio, mi sono venute in mente tante cose. Mi è tornato in mente il ventennio fascista, certamente, ma specialmente il caso Guareschi quando questo mirabile giornalista italiano fu denunciato da Alcide De Gasperi per la sua carica critica e irriverente. “No, niente appello” disse dopo la condanna il grande e fiero Giovannino, “Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente”.


    Naturalmente, quest’ultima bravata politica della casta non mi ha sorpreso: l’ascesa di un regime è sempre lenta ma inesorabile, e il mio scrivere non è determinato né dallo shock né dal desiderio di sottolineare (di nuovo!) la grave emergenza democratica in cui vive l’Italia di questi anni. Piuttosto scrivo perché é un mio dovere: è un mio dovere di cittadina informata, di spirito che si è sempre occupato di dati argomenti (e che forse se ne sarebbe dovuta occupare di più!), ma soprattutto nel mio sentirmi comunque ideale figlia di questo grande padre del giornalismo italiano: se Guareschi ha avuto la forza e il coraggio di lottare da solo contro De Gasperi, noi tutti dobbiamo trovare la forza di sconfiggere e di opporci a questa casta politica il cui leader ci governa, fa e disfa da tre anni, senza alcun mandato popolare.

    Tutto il mio sostegno a chiunque detenga l’account Beatrice Di Maio, perché chiunque sia è un italiano e quindi, almeno per l’Italia che ho vissuto io, e in virtù di quella nostra Costituzione che adesso vogliono sfibrare, ha tutto il diritto di esercitare la sua satira contro chi lo governa, anche nel caso in cui il leader dell’Esecutivo preso di mira, fosse stato eletto dal suo popolo. Diversamente dal Matteo Renzi che davanti a questa denuncia dei suoi avrebbe detto “É solo una persona che scrive online”, io penso che quel cittadino sia un mio connazionale che ha diritto di dire la sua, di fare forte opposizione e forte satira (i.e. oggi tutti scrivono online quindi dire che è solo uno che scrive online è come dire che è uno che respira, ed è sminuire ogni cittadino italiano che non parla da elevato pulpito): dio ce ne scampi dai ducetti e dalle loro corti!

    E fiducia, sempre fiducia nella giustizia e nella legge. A questo proposito mi va di citare anche il bell’articolo del giurista internazionale Fabio Marcelli pubblicato su Il Fatto Quotidiano e titolato “Referendum Costituzionale: 4 dicembre, diciamo no al Trumpino di casa nostra”. L’incipit è tutto un programma (nonché una grande verità): “Neanche nei peggiori momenti del regime democristiano si era registrato un così spudorato schieramento di tutti gli organi dello Stato a favore della proposta governativa contenuta nel referendum che vuole snaturare la Costituzione repubblicana e sta spaccando il Paese. Forze di polizia, ministeri, presidi, rappresentanze diplomatiche, informazione stampata e soprattutto televisiva, ecc., sono tutti massicciamente mobilitati per imporre le pessime (da tutti i punti di vista) proposte elaborate dai nuovi patrigni costituenti Renzi, Alfano, Verdini e Boschi. Con l’editoriale pubblicato su Repubblica domenica scorsa è sceso in campo anche il grande vecchio Eugenio Scalfari, ideologo dell’oligarchia come unica forma possibile di democrazia…”.

    Continuate a leggerlo, vi prego, diffondetelo. Diffondete tutti questi articoli di un’altra Italia; di un’Italia che non ci sta, che non ci sta più, che crede in altre regole, che ha a cuore la sua democrazia e che ritiene che il potere stia nelle mani del popolo, proprio come hanno voluto i nostri veri padri della Patria. E proprio come sognava il grande Giovannino Guareschi fenomenale autore di un Peppone e di un Don Camillo che davanti all’ultima “bravata” descritta nell’incipit non avrebbero esitato ad unirsi e a risolvere altrimenti, e a modo loro

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