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mercoledì 2 novembre 2016

Il bonus per i morti

"La manovra dei bonus" la definisce Repubblica, e se lo dice Repubblica, che non può certo essere annoverata tra i detrattori del premier, c'è da crederci.
In effetti, il bonus è il modus operandi di Renzi, il metodo più antico e il più efficace di questo mondo. Potrebbe sembrare paradossale per un riformatore, o, meglio, sarebbe paradossale se Renzi fosse un riformatore, ma in realtà è ben lontano dall'esserlo. Siamo di fronte, come nella migliore tradizione italica, al classico gattopardesco tirare a campare, che il suo dinamismo dovrebbe avvolgere in un'aura di modernità e camuffare da rinnovamento.
Ma nella politica del premier non sono contemplate riforme veramente incisive, per il semplice motivo che tali riforme finirebbero per scontentare qualcuno. D'altra parte, non ha nemmeno la fantasia o il talento del visionario per inventarsi sfide che scuotano il paese, né può sperare che suggerimenti di questo tipo possano venirgli dai suoi ministri, essendosi circondato di personaggi il cui unico merito è quello di non fare ombra, piuttosto che di persone capaci e quindi non manovrabili.
Alla fine, rimangono soltanto chiacchiere e bonus da distribuire a destra e a manca. Non bonus che mirino a colmare o attenuare le diseguaglianze, come farebbe ogni politico minimamente di sinistra, bensì bonus che della diseguaglianza se ne infischiano e che hanno il solo obiettivo di pescare consensi in ogni mare.
Niente di più azzeccato, allora, del bonus bebè. Il modo migliore per fidelizzare l'elettore fin dalla nascita, affinché quando tra diciott'anni si recherà alle urne - perché con queste opposizioni che si ritrova è certo che tra diciott'anni sarà ancora là -, Renzi avrà gioco facile nel ricordargli: "sono stato io il primo a farti un regalo quando sei venuto al mondo".
Non mi sorprenderebbe se nella foga prereferendaria si inventasse anche un bonus per i morti (quale periodo migliore del mese di novembre): "salutiamo con il bonus 'buon viaggio' da 500 euro ogni italiano che se ne va". Per gli eredi sarebbe un dovere morale onorare la memoria del caro estinto nella cabina elettorale.


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