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martedì 6 dicembre 2016

A tirarla troppo, anche la corda del meno peggio si spezza

Obiettivamente in Italia non c'è un numero di costituzionalisti compatibile con la percentuale dei votanti. È chiaro dunque che si è principalmente trattato
di un voto politico contro Renzi, nonché contro quella schiera di yesman, che dal capo hanno mutuato l'arroganza pur senza possederne la personalità. Questo 60% di No è stato un modo plateale (e, speriamo, efficace) per stoppare l'emergere di una sedicente classe dirigente priva di autorevolezza e di anima, delle Serracchiani e dei Nardella, dei ciaoni, di quella della spesa con 80 euro e di quella che i pensionati possono ipotecare la casa, e così via.
Il leitmotiv col quale si è cercato di imbrigliare il voto responsabile di molti elettori di sinistra è stato quello del meno peggio, evocando lo spettro di poter consegnare il paese a Salvini e Grillo (che poi era proprio ciò che questa riforma combinata con l'italicum avrebbe fatto).
Sennonché, come si è visto, quando si tira troppo, anche la corda del meno peggio si spezza. Dopo aver assistito alla spudorata occupazione dei posti chiave del potere, ai compromessi ben oltre i limiti della decenza al Sud, alla costante denigrazione del sindacato e all'altrettanto costante celebrazione di Marchionne, ai bonus distribuiti a pioggia in barba a ogni idea di redistribuzione del reddito e di giustizia sociale, dopo aver visto la spoliazione dei diritti dei lavoratori e la precarizzazione del lavoro, per un elettore di sinistra risulta veramente difficile capire quale possa essere il peggio.
Ecco, quando un ministro di primo piano arriva a dire che la sanità va privatizzata, il peggio concretamente qual potrebbe essere?

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