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venerdì 16 dicembre 2016

Alcuni utili insegnamenti dell'affaire Mediaset-Vivendi

In attesa di capire se, nella sua scalata a Mediaset, il finanziere francese Bolloré abbia solo rastrellato azioni sul mercato nei limiti consentiti dalla legge

o se, invece, abbia anche occupato con le armi la sede di Cologno Monzese e sequestrato qualcuno della famiglia Berlusconi, la vicenda Mediaset-Vivendi offre alcuni utili insegnamenti per chi di dinamiche economiche poco se ne intende.
1) Ci sono investimenti stranieri buoni e investimenti stranieri non buoni. Quelli su Mediaset rientrano in questa seconda categoria, non nei tanto auspicati investimenti stranieri per il quale si è fatto il jobs act e si voleva pure cambiare la Costituzione, che invece sarebbero gli investimenti buoni. La distinzione tra le due categorie viene di volta in volta stabilita dal governo.
2) Per gli alfieri del libero mercato, quelli che il commercio globale ci rende tutti più ricchi, quelli della deregulation a oltranza, il mercato è sovrano fino a quando all'amo abboccano i capitali dei piccoli risparmiatori, coi quali si può fare il bello e il cattivo tempo. Quando invece abbocca uno squalo, il mercato non va più bene e l'intervento dello stato diventa doveroso.
3) In teoria se uno mette sul mercato il 60% delle azioni della sua azienda ammette la possibilità che qualcun altro possa acquisirne il controllo. Ma ciò che la matematica nella teoria permette, l'imprenditore italiano nella pratica lo esclude, perché gli dispiacerebbe essere "ridimensionato".
4) Per il ministro Calenda, noto come l'ultrà del Ttip, quello che in pratica la libera concorrenza globale è vangelo, quello che l'acquisto di Italcementi da parte di una società tedesca, che poi licenzia è ristruttura, è un'operazione win-win (vinco io, vinci tu - i lavoratori un po' meno), quello che la sanità privatizzerebbe volentieri, scalare Mediaset è però inappropriato.
5) Per il primo ministro Gentiloni, europeista per definizione, bisogna salvaguardare l'italianità dell'azienda perché la sua eventuale acquisizione da parte di un francese nell'Europa delle persone e dei capitali metterebbe addirittura a rischio l'Azienda Italia.
6) Quella che per il proprietario è "una scalata ostile" per il vicesegretario del PD diventa "una scalata molto ostile". Quando si dice essere più realista del re, di solito si capisce chi è il realista e chi è il re.
7) Infine, ultimo ma non ultimo, Mediaset è "un'azienda strategica" per il paese. Non lo dice Crozza, bensì il premier. Non trattandosi di una battuta, attendiamo che qualcuno ce la spieghi. Perché se fosse stata una barzelletta non ce ne sarebbe stato bisogno, ma trattandosi di affermazione seria, senza spiegazione non si capisce cosa renda Mediaset più strategica di Telecom o di Fiat, che all'estero se n'è andata con le proprie gambe tra gli attestati di stima del governo.

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