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venerdì 23 dicembre 2016

E venne Poletti, che oscurò Fedeli, che oscurò Alfano...

Non si fa in tempo a valutare quale contributo possa portare Alfano the Waind al prestigio diplomatico del paese,


che bisogna subito mettere da parte la questione per occuparsi della Fedeli. Ma non si fa in tempo a capire quali idee sul futuro dell'università e della ricerca in Italia abbia sviluppato in questi ultimi cinquant'anni la neoministra, che ci si trova alle prese con le parole di Poletti, e bisogna cercare di decifrare quale cervello sia partito e chi sia il "pistola" rimasto. Insomma, si fa fatica a stare al passo con gli eventi, visto che non passa giorno senza che un membro del governo non venga a oscurarne un altro, in una specie di surreale corsa verso il peggio, una gara a chi sfigura di più.
E' vero che la guida di un ministero è politica e non sono richieste competenze specifiche, come è vero che si può essere un ottimo ministro anche senza una laurea in tasca, ma forse non guasterebbe avere una qualche conoscenza dell'ambito nel quale si va a operare, perché se nessuno capisce niente di niente, c'è poco da sorprendersi poi per le condizioni della sanità, della giustizia, della scuola...
Nessuno vuole mettere in discussione il primato della politica, anzi, proprio per difendere tale primato, si vorrebbe evitare che alla lunga finisca per diventare equivalente di primato dell'incompetenza.

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La signora Fletcher a Rignano

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