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mercoledì 14 dicembre 2016

"Il mio segretario è Renzi e il PD è cosa sua"

Quando il PD collasserà su se stesso - perché è chiaro che collasserà - e ci si guarderà indietro per ricostruire le varie fasi del processo,


la nomina di Gentiloni apparirà probabilmente come il punto di non-ritorno, il momento in cui si è compiuta la trasformazione da partito a proprietà personale.
Se fosse stato ancora un partito, infatti, il PD avrebbe scelto una figura forte con la quale rimpiazzare il premier dimissionario per portare a termine la legislatura, come hanno fatto i conservatori inglesi, non una manica di fessi, che dopo la Brexit hanno sostituito Cameron con May, e come aveva lasciato intendere lo stesso Renzi dicendo che lui si sarebbe ritirato e si sarebbe votato alla scadenza naturale nel 2018.
In primo luogo, per rispetto verso gli elettori che hanno votato il partito e ai quali interessa la realizzazione del programma che hanno votato, non il nome di chi lo realizza. E siccome molti punti di quel programma non sono stati realizzati, sarebbe stato opportuno onorare gli impegni presi, così come sarebbe stato opportuno modificare quelli che nel programma non comparivano (jobs act, aumento contante, F35, ecc.). Perché anche se in una repubblica parlamentare il premier trae la sua legittimazione dal voto del parlamento, non è una bella cosa infischiarsene degli impegni presi dal proprio partito o fare addirittura il contrario, come ha fatto Renzi.
In secondo, per il ritorno elettorale che il mantenimento degli impegni presi col programma del 2013 avrebbe garantito al partito alle prossime elezioni.
Invece, dopo la direzione PD, convocata tra il voto di fiducia e le dimissioni, forse per separare le due cose, che una dopo l'altra sarebbero potute apparire un tantino comiche, ha fatto tutto Renzi, pensando esclusivamente al proprio tornaconto personale.
Alla prossima occasione, dunque, la scritta "il mio segretario è Renzi", che compariva sul cartello portato da alcuni ultrà durante la pittoresca protesta contro la minoranza davanti al Nazareno, potrà essere tranquillamente integrata con "e il PD è cosa sua".

Link:

Storia di onore e di coerenza

Appropriazione indebita di votanti

Il momento più autentico di Renzi

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