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martedì 7 febbraio 2017

Il pilastro fantasma

L'associazione Abiti Puliti pubblica un interessante rapporto (link del report completo) sul settore delle calzature in alcune aree nell'Europa dell'Est.

Vi si raccontano storie di salari da fame, di violazione delle leggi sul lavoro, di condizioni definite addirittura peggiori di quelli degli operai cinesi. Insomma, notizie che ormai non ci fanno più né caldo né freddo, perché ci sembrano essere cose normali, le vediamo diffondersi anche in Italia e nel resto d'Europa. Un cittadino su quattro è a rischio povertà, bambini inclusi, ed aumenta anche la cosiddetta povertà lavorativa, quella cioè di chi pur lavorando non percepisce un salario sufficiente a garantirgli un'esistenza dignitosa.
Lo studio in questione ha però il merito di evidenziare il ruolo svolto dalla Commissione Europea, insieme a FMI e Banca mondiale. Da una parte, la Commissione impone come condizione fondamentale per l'accesso ad aiuti economici e commerciali, quella di perseguire una severa riduzione dei salari dei dipendenti pubblici e delle pensioni per allineale a quelle dei privati, dall'altro dovrebbe verificare che lo sviluppo economico contribuisca allo stesso tempo all'aumento dei diritti. Solo che il primo ruolo lo svolge in maniera impeccabile; il secondo, no.
Insomma, se uno degli obiettivi di Europa 2020 doveva essere la creazione di "condizioni di lavoro e salari dignitosi e una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva", i fatti procedono in direzione contraria delle parole. Se ne è accorta la commissaria per l'occupazione e le politiche sociali - comprensibilmente meno nota del suo collega degli affari economici -, che ha citato il pilastro europeo dei diritti sociali evocato da Juncker l'anno scorso. Quello cioè che allo stato attuale risulta essere un pilastro fantasma.


Link:

L'accorato appello di Juncker sui rifugiati

Il FMI prende in giro

A Christmans carol del terzo millennio

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