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martedì 28 febbraio 2017

Il pitch di Renzi

Renzi lavora al suo pitch. Che non è un piccolo putsch, come si potrebbe frettolosamente arguire, considerato anche il personaggio,
                                             

bensì il lancio di un nuovo prodotto - nella fattispecie, un programma politico -, ma che detto in inglese fa tutto un altro effetto. Un po' come quello fatto dal jobs act o dalla voluntary disclosure, per intenderci. Si vede che Jim Messina non è passato invano. O meglio, è passato invano per il referendum del 4 dicembre, ma ha lasciato traccia di sé nelle modalità comunicative, oltre che nei conti del partito. Per l'elaborazione del pitch, dunque, il think tank renziano si è messo all'opera.
La notizia, devo ammetterlo, mi ha sorpreso. Non capisco a che pro lambiccarsi the brain alla ricerca di nuove idee, dal momento che un programma collaudato e vincente Renzi ce l'aveva già, ed è quello che lo ha portato alla segreteria del partito prima e al governo poi.
Idee chiare e precise: "scrivere le regole a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato"; "fuori i partiti dalla Rai"; "l'articolo 18 non è una priorità"; "il limite di 1000 euro per transazione è troppo, bisogna abolire il contante"; "chi ha una pensione d'oro può contribuire alla costruzione di un asilo"; "gli F35 sono soldi buttati"; "un ministro coinvolto in un inchiesta anche se non indagato dovrebbe fare un passo indietro per opportunità politica"; ecc. ecc.
È un programma usato, è vero, risale a quattro anni fa, ma è come nuovo, visto che nei suoi anni di governo Renzi non l'ha mai seguito, facendo anzi tutto il contrario. Se poi c'è chi ancora ci crede ed è pronto a votarlo, tanto meglio per lui.

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