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sabato 4 febbraio 2017

La Repubblica antigrillina

Non sono un simpatizzante del M5S - non amo le sette, i predicatori e i santoni, meno che mai quando si occupano di politica - né c'è il rischio

che future circostanze mi portino a diventarlo. E tuttavia, capisco come questa martellante campagna di Repubblica contro la sindaca di Roma e il M5S in generale possa finire col portare loro nuove simpatie e nuovi consensi. Nell'arco della giornata, sull'home page di quello che una volta fu un quotidiano equilibrato ed obiettivo, passano le notizie sul rischio di commissariamento della politica economica nazionale, su attentati terroristici, su eclatanti casi di cronaca nera, su terremoti e sciagure, passano gli exploit trumpisti, ma il titolo sulla Raggi rimane sempre fissato in alto. E se non è la Raggi, sono le firme di Parlemo, il congiuntivo di Di Maio o la piazza di Di Battista.
Ora, la Raggi è un'incapace, e questo l'hanno capito tutti, Di Maio e Di Battista sono due bluff, degni competitor di Renzi, ma accanirsi a suon di titoloni anche su dettagli che rasentano il ridicolo è veramente disarmante.
Evidentemente l'egregio direttore Calabresi non ci ha capito molto delle recenti elezioni americane. Non si è reso conto di come l'avversione palesata dai cosiddetti giornali liberal abbia sospinto il neopresidente americano verso la Casa Bianca, anziché frenarne la corsa.

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