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sabato 18 marzo 2017

La decadenza della legalità

"La ricostruzione dello Stato, la riaffermazione della separazione dei poteri e dello stato di diritto, sono la base della nostra democrazia, sono le premesse del nostro stare insieme.




Negandole anche solo con le parole, si negano la stessa Nazione e la stessa Patria. Ma, in questa fase della sua tribolata storia, sono anche il campo dove l'Italia mette in gioco il suo futuro. Sono la condizione per uscire dalla crisi e riprendere la strada dello sviluppo sociale ed economico... La natura del nostro declino non è soltanto economica e finanziaria, ma prima ancora conseguenza diretta del forte indebolimento dello Stato e della pericolosa fragilità della legalità e di quei valori civili che legano tra loro la società e la Nazione. Siamo in un passaggio storico drammatico, che può compromettere il futuro dell'Italia per i prossimi decenni. Come potremmo farcela senza una profonda riforma culturale e morale, senza tenere la barra dritta sui grandi 'codici' etici e civili della nostra civiltà, senza una fedeltà quotidiana ai principi della legalità repubblicana?  ...il nostro Paese non potrà dirsi compiutamente democratico se la legge non sarà veramente uguale per tutti".
A parlare non è né Cesare Battisti né Ippolito Nievo, bensì il capogruppo al Senato del PD. L'occasione è il voto per l'espulsione di Berlusconi da Palazzo Madama. "Visti i fatti e le norme, il voto a favore della decadenza non è una scelta politica ma un nostro dovere nei confronti della legalità".  Così concludeva il capogruppo, che è lo stesso capogruppo che, venutosi a trovare nella stessa identica situazione, nel voto sul senatore Minzolini, ha lasciato ai suoi senatori libertà di coscienza. Né più né meno che si trattasse di manipolazione genetica o roba del genere, e non della pura e semplice osservanza della legge. 
A questo punto la strada è spianata per reintegrare Berlusconi. Magari Zanda prenderà carta e penna e spiegherà all'ex cavaliere che i tempi sono cambiati, il PD ha un po' meno doveri nei confronti della legalità di quelli che aveva all'epoca, e che possiamo superare questo passaggio storico drammatico anche senza una profonda riforma culturale e morale. 
Si dirà che non esiste nessuna legge che preveda la riammissione di un senatore cacciato dal senato, ma questo sarà l'ultimo dei problemi. Tanto il senato se ne frega delle leggi.

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