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martedì 14 marzo 2017

"Secondo me, la sinistra è..."

Quando qualcuno comincia il discorso con la formula "secondo me, la sinistra è...", come spesso fa Renzi, si sente immediatamente nell'aria quell'inconfondibile odore di imbroglio.


Non si tratta, infatti, di una questione filosofica, del tipo "che cos'è il bene" o "che cos'è l'amicizia", dove ognuno può sostenere tutto e il contrario di tutto,  ma di un soggetto che nel corso dell'ultimo secolo è stato, se non altro, definito con sufficiente chiarezza: combattere le diseguaglianze sociali. Questo è la sinistra. Punto. C'è poco da girarci intorno.
Non è di sinistra, per esempio, ridurre a tutti le tasse, poiché per attenuare le diseguaglianze sociali ci vuole qualcuno che le tasse le paghi, a meno che il governo non individui l'esatta localizzazione del Campo dei miracoli. Né è di sinistra, anzi attiene al populismo puro e semplice, il dare 500 euro a tutti i diciottenni, a quelli che non li vedono in un anno intero come a quelli che li spendono in un pomeriggio.
Né, tanto meno, è di sinistra un governo che dopo tre anni lascia più persone in condizione di povertà assoluta o relativa di quanti ne abbia trovato (a meno che non sia un governo composto da una manica di incapaci).
Dire invece "secondo me, la sinistra è..." è solo un espediente per trasformare una questione di sostanza in pura dialettica, in modo da poter presentare come di sinistra qualsiasi cosa, anche il padrone che attende gli operai ai cancelli munito di bastone.

Link:

Ma gli italiani sanno cos'è e com'è fatto un governo di sinistra?

Abbiamo sbagliato a ridere di Berlusconi

L'intervista a Renzi

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