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domenica 4 giugno 2017

Il labile confine tra storytelling e bufala

Nello storytelling renziano, tra le tante mirabilia del suo governo (800000 nuovi posti di lavoro secondo il suo ultimo personale censimento,


ma sono già passate un paio di settimane, ed è probabile che nel frattempo siamo prossimi ad arrivare al milione), il punto centrale è la riduzione delle tasse. Una specie di Maginot della sua azione di governo. Renzi si è vantato di aver abbassato le tasse, ripetendo a ogni occasione che mai avrebbe aggiunto un nuovo balzello, con la fermezza di chi dice "dovete prima passare sul mio cadavere".
Ora, però, Eurostat vine a confutare questo pilastro della narrazione dell'ex nonché aspirante premier (link). Una confutazione doppiamente significativa poiché gli unici anni nei quali la pressione fiscale si è ridotta risultano essere il 2008, 2009 (Berlusconi) e 2013 (Letta). E sempre durante il governo dell'odiato Letta si è pure ridotta la spesa pubblica, che invece con Renzi ha ripreso a crescere nonostante il calo degli interessi del debito pubblico.
Allora viene da chiedersi dove finisce lo storytelling e dove comincia la bufala, o se non sia il primo solo un termine elegante per indicare il secondo. Un po' come jobs act o voluntary disclosure, per intenderci.

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