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domenica 21 gennaio 2018

La nemesi democratica

Prendete uno arrivato a fare il capo del governo e deciso a rimanerci, a quanto diceva, per una decina d'anni (ma, conoscendolo, probabile che pensasse di rimanerci a vita),
tanto che, lui che andava sempre in bicicletta, ordina un aereo da terza potenza mondiale.
Succede invece che si trova suo malgrado costretto a cedere il posto. Sicuro di potersi riprendere quel che ormai pensa gli appartenga di diritto nel giro di qualche mese, cerca, in qualità di segretario del partito di maggioranza, qualcuno che possa tenergli temporaneamente occupato il posto, senza che però si metta in testa di rimanerci.
La scelta cade su un suo ex ministro che per carattere e atteggiamenti è la sua negazione. Tanto lui è spaccone, arrogante, chiacchierone, rancoroso e sparaballe, tanto l'altro appare misurato, dimesso, taciturno, conciliante e pesa col bilancino ogni parola pronunciata.
Sceglie il suo esatto contrario pensando evidentemente che il proprio modo di essere sia il massimo e che quindi il nuovo arrivato l'avrebbe fatto rimpiangere. Dimostra in questo modo di non aver capito che se quasi 20 milioni di persone si sono presi la briga di andare a barrare il no al referendum del 4 dicembre, pur non sapendo, in buona parte dei casi, granché di riforme costituzionali, lo hanno fatto proprio in ragione della sua arroganza e della sua spacconaggine.
Così, il secondo, che alle primarie di Roma si era fermato a un risibile 5%, votato solo da parenti e pochi intimi, diventa meno di un anno dopo il leader politico più popolare non solo tra gli italiani, ma anche tra gli elettori dello stesso PD. Non per meriti propri (che forse sarebbe chiedere troppo), ma proprio in quanto negazione del primo.
Renzi si viene quindi a trovare nella comica situazione di doverne imitarne i toni. Qualcosa di molto simile a quella che gli antichi chiamavano nemesi. Sennonché, per quanto si sforzi, Gentiloni rimane molto più credibile nel ruolo di Gentiloni di quanto possa esserlo lui.

Link:

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Il bilancio del centro-sinistra

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